La celebrazione della Santa Messa

Perché devo andare a messa?
Per fare un incontro. Quello che hanno fatto i primi discepoli, che hanno rivisto Gesù dopo la Sua morte e hanno iniziato a «riunirsi nel primo giorno del Signore a spezzare il pane» (cfr. At 20, 7-12). Tutto è ordinato all’Eucaristia:

«Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere d’apostolato, sono strettamente uniti alla sacra eucaristia e ad essa sono ordinati (38). Infatti, nella santissima eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa (39), cioè lo stesso Cristo, nostra pasqua, lui il pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante dà vita agli uomini i quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire assieme a lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create. Per questo l’eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione, cosicché i catecumeni sono introdotti a poco a poco a parteciparvi, e i fedeli, già segnati dal sacro battesimo e dalla confermazione, ricevendo l’eucaristia trovano il loro pieno inserimento nel corpo di Cristo». (Presbiterorum ordinis, 5)

La messa celebra e rende presente il Mistero della Passione di Gesù ma è anche un banchetto, un’anticipazione della seconda venuta, una partecipazione alla vita divina: «la Messa è l’incontro di Dio e dell’uomo, del mondo e di Dio» (Divo Barsotti).
Vado a Messa perché nell’Eucaristia c’è Cristo, c’è il mondo intero, c’è la mia vita, il mio lavoro, ciò da cui vengo e il luogo dove sono diretto: il cuore di Gesù.

Come è fatta la messa?
L’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR), un libro importante perché consente l’uniformità delle celebrazioni in ogni parte del mondo (e infatti la Chiesa è “una”), ci dice che la messa è costituita da due liturgie:

  • Liturgia della Parola, il cui luogo è l’ambone, che significa “salire in alto”. È un dialogo tra Dio e il popolo.
  • Liturgia Eucaristica, il cui luogo è l’altare, che è contemporaneamente luogo dove si rende presente il sacrificio della croce e la mensa del Signore.

Le due liturgie sono strettamente legate, formano un unico atto di culto. Nelle liturgie stiamo fermi ad ascoltare (quindi non a leggere il foglietto!). Oltre queste ci sono i riti. Essi hanno un inizio e una fine e prevedono una risposta da parte dell’assemblea, un ringraziamento a Dio. Liturgie e riti sono intervallati fra loro e danno forma a una struttura le cui parti hanno la stessa importanza (cfr. Sacrosantum Concilium 28):

  1. Riti di introduzione:
    introito, saluto, atto penitenziale, kyrie eleison, gloria se è prescritto, colletta. Il Canto di ingresso serve a dare inizio alla celebrazione, a favorire l’unione dei fedeli riuniti, ad introdurre i fedeli nel mistero del tempo liturgico, ad accompagnare i ministri all’altare. Arrivato il prete all’altare… il canto finisce! (cfr. Sacrosantum Concilium, 28). Il segno di croce è memoria del battesimo e il saluto iniziale serve a formare e cementare la comunione. L’atto penitenziale «ci fa fare i conti con la nostra debolezza e ci apre il cuore a invocare la misericordia divina» (Papa Francesco), che tutti implorano cantando (kyrie). Dopo il canto del Gloria che continua la lode degli angeli a Betlemme, la colletta fa prendere coscienza della presenza di Cristo e raccoglie le preghiere dell’assemblea. Ogni persona nel silenzio del “preghiamo” mette le proprie intenzioni e si fa portavoce di quelle degli altri.
  2. Liturgia della Parola:
    la Parola di Dio è sempre un nuovo evento, si compie ogni volta, Dio viene a visitare il suo popolo con la Sua presenza (cfr. Sacrosantum Concilium, 7). La Parola aspetta sempre una risposta (cfr. OGMR 6 e 7). Il Salmo rappresenta questa risposta alla Parola proclamata (non serve dire “ripetiamo insieme” perché è lo Spirito Santo che ispira la risposta). Dall’ascolto della Parola nasce la fede, la Parola chiama alla conversione. All’ambone viene rievocata la storia della salvezza in un crescendo che si esprime con l’ascolto e la risposta e poi con l’alzarsi in piedi, con l’incensazione del Vangelo, con l’uso delle candele alla lettura dello stesso. La stessa storia sarà poi ripresentata sull’altare, ecco perché le due liturgie sono legate come in un unico atto.
  3. Liturgia Eucaristica:
    ricalca i gesti e le Parole dell’ultima cena:

      1. riti di offertorio
        Gesù prese il pane e il calice del vino e lo diede loro (cfr Catechismo Chiesa Cattolica 1350 e 1351). I doni del creatore sono messi nelle mani di Cristo, che si offre come sacrificio. L’orazione sulle offerte è per la santificazione del popolo.Da sempre inoltre si raccolgono anche i doni perché siano condivisi per chi è nel bisogno, sull’esempio di Cristo che si fa povero da ricco che era.
      2. preghiera Eucaristica
        inizia con un dialogo (prefazio) di ringraziamento a Dio per la storia della salvezza: creazione, redenzione, santificazione. Culmina nella lode corale insieme agli angeli e ai santi che cantano al Dio tre volte santo. Segue la prima epiclesi, la discesa dello Spirito Santo, con la quale si chiede che per suo mezzo pane e vino diventino Corpo e Sangue di Cristo e la seconda epiclesi, la discesa dello Spirito Santo perché lo stesso Spirito venga a rendere l’assemblea un solo corpo e un solo spirito. Il racconto dell’ultima cena, l’istituzione dell’Eucaristia, rende presente, con le Parole e l’azione di Gesù e la potenza del Suo Spirito, il Corpo e il Sangue di Cristo. Segue l’anamnesi, il ricordo memoriale dei prodigi operati dal Signore, la preghiera di intercessione per la Chiesa e i defunti e la conclusione, dossologia, quell’amen gridato per i meriti di Cristo, per essere con Cristo e nel suo mistero.
      3. riti di comunione
        Gesù fraziona il pane e lo distribuisce insieme al vino. L’assemblea invoca lo sposo (Agnello di Dio) e le nozze si compiono. La processione per ricevere il Corpo di Cristo è metafora della vita, il cammino di coloro che sono invitati alla cena del Signore. Il canto che la accompagna è quello della sposa che incontra lo sposo. La comunione è un anticipo delle nozze eterne, che si raggiungono proprio attraverso quel Pane che dà la forza per affrontare la vita in Cristo. Il silenzio che segue è un ringraziamento per i doni ricevuti e prepara alle scelte personali.
  4. Riti conclusivi:
    La Messa finisce con la benedizione che invita ad andare in pace portando nel mondo la testimonianza cristiana.

Catechesi di papa Francesco sulla messa

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