Messaggio dell’anno

Diventiamo tutti Santi

di Mons. Paolo Giulietti

Vite [stra]ordinarie
Vite [stra]ordinarie

Parlando della “universale vocazione alla santità”, cioè del fatto che ogni cristiano è chiamato a vivere santamente, si è soliti citare una frase attribuita a sant’Agostino: Si isti et istae, cur non ego?, che tradotta significa: Se questi e queste (sono diventati santi), perché non anch’io? Pensiero che non fa una piega, ma facilmente obiettabile: non è detto infatti che tutti siano all’altezza di certe grandi personalità cristiane.

La citazione corretta e completa della frase (dal testo delle Confessioni), suggerisce un’altra prospettiva: Tu non poteris quod isti, quod istae? An vero isti et istae in se ipsis possunt ac non in Domino Deo suo? Che in italiano suona: Non potrai tu fare ciò (di cui sono capaci) questi e queste? Ma questi e queste ne sono capaci davvero per virtù propria o non piuttosto grazie al Signore Dio loro? Dove l’accento non è posto sulle energie e le qualità dell’uomo, certamente non equamente ripartite tra i membri del genere umano, ma sulla forza della grazia di Dio, che non manca ad alcun battezzato.

L’invito a essere santi che Papa Francesco rivolge a tutti i cristiani, facendo eco al quinto capitolo della Lumen Gentium (Concilio Vaticano II), non è rivolto a qualche supereroe della fede, ma a ciascun fedele, poiché tutti ricevono da Dio la possibilità di vivere in maniera straordinaria le dimensioni ordinarie della propria vita quotidiana. Così in ciascuno delle nostre Chiese abbiamo, accanto ai santi canonizzati, i “santi della porta accanto”: Carlo, Rolando, Floris, don Andrea, Giunio, mons. Beniamino, Federica, Aldo e Luigina non hanno compiuto imprese grandiose, ma le loro vite, sostenute della grazia di Dio, sono state davvero straordinarie.

Come potrebbe essere anche la tua, se ti lasci aiutare dal Signore.

 

Puoi condividere...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •