Senso della benedizione

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Benedizione alle famiglie nelle case
“Pace a questa casa e ai suoi abitanti”, sono queste le prime parole che il sacerdote o un suo collaboratore dicono entrando in casa per visitare le famiglie, per recar loro l’annunzio della pace di Cristo, che raccomandò ai suoi discepoli “In qualunque casa entriate, prima dite Pace a questa casa” Lc 10,5.
La tradizione di benedire le famiglie nel tempo di Quaresima o Pasqua viene in eredità dal Concilio di Trento e tutt’oggi rappresenta un momento molto atteso nelle comunità parrocchiali: una occasione preziosa che i sacerdoti e i loro collaboratori hanno particolarmente a cuore e che viene colta per avvicinare e conoscere tutte le famiglie del territorio a loro affidato considerandola come uno dei principali compiti della loro azione pastorale.
Una occasione preziosa resa efficace perché offre la possibilità di avvicinare e conoscere tutte le famiglie nelle loro case, ne deriva che il rito della benedizione annuale di una famiglia nella sua casa riguarda direttamente la famiglia stessa, esso richiede la presenza dei suoi membri, non si può e deve fare la benedizione delle case senza la presenza di coloro che vi abitano; si tratta di un rito Sacramentale e non di una sciocca superstizione o di un rito scaramantico.
Una occasione per un discreto annuncio del Vangelo ed un richiamo a riconoscere nel Signore “il principio e il fondamento sul quale si basa e si consolida l’unità della famiglia”.
Apriamo quindi le nostre case ed accogliamo con le nostre famiglie la forza di Gesù Cristo Risorto e vittorioso sulla morte; cogliamo l’opportunità con la quale si ha la possibilità di incontrare la nostra Chiesa in uscita, attenta a rilevare le reali esigenze del Popolo di Dio in tutte le sue sfaccettature sociali, morali, fisiche.
E’ un’ occasione importante per accorciare, se ce ne fosse bisogno, quelle distanze che possono sembrare incolmabili e che ci fanno sentire soli.
Quando arrivò in quel punto, Gesù guardò in alto e gli disse: ‘ Zaccheo, scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua!’. Zaccheo scese subito dall’albero e con grande gioia accolse Gesù in casa sua. Lc 19,5-6

Benedizione alle aziende e ai negozi
Il lavoro è un tema centrale nel pontificato di Papa Francesco, il quale, nell’Evangelii Gaudium lo qualifica con quattro termini: «libero, creativo, partecipativo e solidale» (EG 192).
“La persona che mantiene se stessa e la sua famiglia con il proprio lavoro sviluppa la sua dignità, il lavoro crea dignità” ci dice sempre Papa Francesco.
Il lavoro accompagna inevitabilmente il cammino dell’uomo sulla terra e da sempre il Signore benedice l’uomo, la sua buona operosità ed il frutto del suo lavoro.
Con il lavoro delle sue mani, l’uomo cura incessantemente l’opera della creazione. Allo stesso modo, «il progresso nella efficienza produttiva e nella migliore organizzazione degli scambi e dei servizi, ha reso l’economia strumento efficace che può meglio soddisfare le aumentate esigenze della famiglia umana».
E’ partendo anche da questi presupposti, dalla necessità di tenere vivo il rapporto fra il tessuto produttivo ed imprenditoriale e la chiesa locale, facendo memoriale del sacrificio di Gesù Cristo sulla croce, che vengono benedetti quei locali ove gli uomini attendono quotidianamente al bene proprio e altrui.
Chiaro è che la celebrazione del rito della benedizione riguarda sia la comunità per il bene della quale vengono allestiti i nuovi laboratori, uffici e negozi ecc., sia tutti coloro che ivi lavoreranno.
Al rito della benedizione, per darne effettivo compimento, si richiede quindi la presenza della comunità o almeno di alcuni suoi rappresentanti, che ne facciano le veci, e di coloro che a qualunque titolo presteranno nell’azienda il loro servizio.

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